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ITINERARIO PAESAGGISTICO

Si può comodamente partire dal Belvedere Grande, e percorrere la via Naxida, giungendo nella piazzetta Cangemi, percorrere quindi via Verdi fino ad arrivare alla via Navacita e sempre su questa via giungere al Belvedere Piccolo, risalire per via Marconi, fino ad arrivare in Piazza Roma ed ammirare il panorama “du toccu” (dal tocco), per poi continuare verso la zona Castello ed ammirare il Borgo Bazia, tuffandosi nell’altra vallata dall’ “URTIMU SIDILI” (ultimo sedile). Questo percorso consente la visione, dal Belvedere Grande, guardando verso nord delle isole Eolie e dall’altro lato dell’Etna. Altra suggestiva immagine dell Eolie si può ammirare dal Belvedere Piccolo, dall’incrocio con via Marconi. Dal “Tocco” invece è l’Etna a rapire l’occhio, unitamente al fiume “Naso o Timeto”, ed alle vallate che lo racchiudono. Dalla zona Castello, l’ex borgo Ebraico di Bazia, si mostra in tutta la sua interezza e costituisce la porta della vallata Giallongo, che circa cento anni or sono, ispirò il poeta locale Francesco Trassari, nella composizione di una delle sue più famose liriche, riportata sulla lapide posta su un sedile che con andamento a semicerchio rappresenta la parte estrema della zona castello.

ITINERARIO STORICO-ARTISTICO

Per seguire per intero, l'itinerario storico-artistico, bisogna essere amanti del mezzofondo. Questo chiaramente se si vuole esaurire l'esperienza in una sola giornata. L'ubicazione, infatti, delle varie emergenze storico-artistiche, costringe il visitatore a spostamenti, non sempre eseguibili con l'aiuto di mezzi. La prima tappa è sicuramente la Chiesa di Santa Maria del Gesù, con l'annesso Convento dei Frati Minori Osservanti; non è la Chiesa più antica, ma quella con la più sicura datazione (1475), riportata nel portale d'ingresso, in stile gotico; promotore della costruzione, fu Artale Cadorna, Signore di Naso, verranno qui sepolti, trasformando questo luogo Sacro, in una sorta di Pantheon Nasitano. All'esterno infatti, si possono ammirare i Sarcofagi della Famiglia Piccolo, di Assenzio Lanza, del Conte Pier Maria Cibo, della Famiglia Arcobasso, e quello veramente pregevole del GiureConsulto, Benedetto Calderaro, in cui si può riconoscere la mano di Giuliano Mancino. Si segnala anche all'interno della Chiesa, una Madonna Gaginesca attribuita a Stefano Di Martino. L'altare ligno, opera del catanese Angelo Caserta, eseguito alla fine del '600, non è attualmente visibile perchè smontato e conservato, dopo il terremoto del 1978. Dalla Chiesa di Santa Maria del Gesù, scendendo sulla SS 116, e percorrendo tutta la via Cibo, si giunge alla Chiesa del SS. Salvatore, passando sotto l'ultima porta di Naso esistente, delle cinque che consentivano in epoca medievale l'accesso alla città, difesa da una solida cinta muraria. Questa Chiesa, la cui costruzione risale al XVI secolo, si segnala per il sagrato in cotto e arenaria, la doppia torre campanaria e la facciata barocca. Al suo interno la Chiesa appare divisa in tre navate sorrette da dodici colonne in pietra cinerina, tratte dalla cava di Billemi (Palermo).