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CASTELLO NORMANNO

A dominare tutto il paesaggio circostante, il Castello è sicuramente il più importante fra i monumenti cittadini. Costruito in epoca normanna (XII secolo) probabilmente al tempo di re Ruggero il castello, oggi di proprietà privata, è uno degli edifici meglio conservati dei l'architettura normanna in Sicilia. Le forme squadrate sono alleggerite da finestrelle sormontate da cieche arcate ogivali. Si tratta di un complesso fortificato con cinta muraria triangolare munita di torri difensive. All'interno si trovano il "palazzo", edificio a due piani di cui il primo, senza finestre, destinato a deposito, ed il secondo destinato in parte ad abitazione, e altri ambienti che evocano stili islamici come l'elegante sala triloba con ingressi ogivali e curiose volte pieghettate. Al Castello appartiene una cappella, uno dei pochissimi esempi in Sicilia di cappelle normanne a tre navate. La centrale quasi doppia delle laterali con pilastri a base rettangolare, chiuse da tre piccole absidi semicircolari, originale architettura riconducibile a motivi e stili tipici delle chiese basiliano - normanne che richiamano alla mente la cappella Palatina del Palazzo reale di Palermo. L'accesso al castello, situato sul versante orientale dei perimetro murario, è assicurato da uno splendido portale in stile rinascimentale, ma di epoca ottocentesca, con il blasone dei Pignatelli in evidenza, sovrapposto al portale originale caratterizzato dalle dimensioni maggiori, dall'arco a sesto acuto e dalla cornice a ghiera doppia. Nell'abitato sono ancora visibili la base di una torre posta a base dell'ingresso principale della cittadina, ed un arco detto "saraceno".  

 

GLI SCAVI

Calacte rivede la luce. In contrada Telegrafo sono state ritrovate le mura perimetrali della città di Calacte, costruite con mattoni in terracotta e pietra squadrata. L'esistenza di Calacte, fondata da Ducezio, re dei Siculi, risale al 447 a.C.; il rinvenimento, puramente fortuito, risale al 1992, quando, durante i lavori di sbancamento per tracciare una strada in località Telegrafo, sono venuti alla luce i resti della città; oltre alle mura sono stati ritrovati cocci di ceramica, monete di bronzo, un conio, una lucerna, un tronco di colonna marmorea di 60 cm. Che Calacte fosse storicamente ed economicamente importante lo dimostra il fatto che la cittadina, nell'età romana, fu sede di zecca e quindi batteva moneta propria. Ad avvalorare l'importanza dei ritrovamenti oltre alle teorie del prof. Pietro Fiore, vi sono i ritrovamenti avvenuti nel secolo scorso di un cippo marmoreo intitolato a Quinto Cecilio e i resti rinvenuti negli anni '50 di un acquedotto costruito con canali e mattoni marcati con un bollo fittile, che dedica l'acquedotto a Demetra. Nel 1996 sono venuti alla luce altre Importanti testimonianze archeologiche. In contrada Palma di Marina, in un terreno privato sono stati scoperti una cisterna - fra le poche esistenti in Sicilia - ancora con le proprie condutture risalente all'età imperiale romana e un eccezionale rilevamento delle tracce di un insediamento del neolitico - medio, intorno al quarto millennio a.C, tipico dello stile di Serra D'Alto. Eccezionale è stato il ritrovamento dell'antica necropoli di Calacte, e il rinvenimento di uno scheletro di un uomo. Lo scheletro mancante del teschio e delle clavicole è stato ritrovato in buono stato di conservazione, dentro una tomba, lunga circa due metri e profonda un metro, che conteneva al suo fondo e all'esterno mattoni di terracotta. Un ulteriore riconoscimento alla validità storica di Calacte è stato dato a Roma, nel febbraio scorso, presso l'istituto svedese di studi classici, dove è stata illustrata la campagna scavi effettuata a Caronia.